
Nell’anno della pandemia da Sars Covid-2, seppur fa meno notizia, il virus dell’HIV esiste ancora e non va dimenticato.
E’ vero sì che, stando agli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità aggiornati nel 2012, i casi di sieropositività in Italia hanno subito un rallentamento significativo; è anche vero però che, in alcune zone d’Europa come l’Ucraina e l’Estonia, i dati sono in continuo aumento.
E nel resto del mondo? Quasi il 70% di malati di AIDS vive nell’Africa Subsahariana dove solo nel 2015 sono stati registrati circa 800 mila decessi di cui 100 mila bambini di età inferiore ai 14 anni.
Sebbene negli ultimi 10 anni la prevenzione e la sensibilizzazione sul tema hanno contribuito a monitorare e a circoscriverne la diffusione, i numeri parlano ancora di un’emergenza che non può essere trascurata. Con l’avvento del Coronavirus infatti, si è abbassata la guardia sul concetto di controllo medico e di screening dimenticando che, una diagnosi tardiva nel caso del virus dell’HIV potrebbe rivelarsi pregiudicante per il paziente malato.
Ecco allora che l’arma più potente per combatterne la diffusione giorno dopo giorno, è quella dell’informazione. Conoscere e mettere in atto campagne sui rischi e sulle modalità per prevenire il contagio sono il modo più diretto per mantenere alta e viva l’attenzione su questo tipo di malattia.
La giornata mondiale dell’AIDS vuole essere proprio questo: un monito di responsabilità e di solidarietà alla popolazione mondiale e, nel nostro piccolo, un invito a non smettere mai di fare assidua e capillare PREVENZIONE.